Storia

Dall’Istituto Nazionale all’Accademia Ligure di Scienze e Lettere: il valore storico di una lunga tradizione culturale (Giovanni B. Varnier)

Alla ricerca di una storia

Nonostante l’impegno espresso nelle ricerche di diversi studiosi – tra i quali ricordo: Gino Loria1; Pietro Scotti2; Geo Pistarino3; Angela Franca Bellezza4; Bianca Montale5 – non c’è ancora una organica storia dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere. Ciò non vuol dire che non vi sia storia, ma soltanto che nel considerare il valore che si conserva nella tradizione scientifica di questa istituzione culturale non si può prendere avvio da un’unica fonte.

Utile strumento da cui partire è il volume edito nel 1992 per documentare il centenario degli atti accademici (1890 -1990)6, a cui unire il Catalogo delle memorie edite negli “Atti” sociali dal 1890 al 1939, che fu pubblicato nel 19397.

A quanto sopra aggiungo che se dovessi compendiare in quella che con espressione di moda si definisce estrema sintesi l’oggetto della mia relazione potrei dire che essa è soltanto il tentativo di tracciare il profilo di questo antico sodalizio.

Una storia di uomini (presidenti e altre figure scientificamente autorevoli); storia di contenuti culturali (documentata dagli atti e dalle collane di monografie e di studi e ricerche), storia di statuti e di riconoscimenti legali, ma anche di sedi in luoghi diversi, ma tutti altamente significativi della città di Genova.

Dunque, una storia fatta di tante storie, ma con un unico profilo genetico.

Per porre dei punti fermi in queste vicende basta leggere il frontespizio degli atti sociali: Atti della Accademia Ligure di Scienze e Lettere, in continuazione degli Atti della Reale della Accademia Ligure di Scienze e Lettere e degli Atti della Società di Scienze e Lettere di Genova, degli Atti della Società Ligustica di Scienze e Lettere di Genova degli Atti della Società Ligustica di Scienze Naturali e Geografiche e delle Memorie dell’accademia delle Scienze, Lettere ed Arti di Genova; Memorie dell’Accademia Imperiale delle Scienze e Belle Arti di Genova; Memorie dell’Istituto Ligure di Genova.

Più complesso è rintracciare quell’unico profilo genetico che lega al presente l’Istituto Nazionale, sorto nel 1798. Questo perché la continuità che possiamo far valere è ideale e non statutaria, ma certamente la nostra odierna istituzione culturale è un prodotto dell’Illuminismo e nasce all’insegna del progresso unitario delle scienze, che affonda le proprie radici agli albori della Repubblica Ligure.

Come è noto, l’Accademia Ligure di Scienze e Lettere in Genova fu eretta in ente morale con R.D. 30 maggio 1928 quale Società Ligustica di Scienze e Lettere, traendo origine dalla Società Ligustica di Scienze naturali e geografiche fondata nel 1889 al fine di riprendere le tradizioni che collegano l’Istituto Nazionale, sorto nel 1798, all’Accademia Imperiale di Scienze, Lettere e Arti, cessata nel 1814.

Gli esordi

L’Istituto Nazionale, un poco accademia e un poco centro organizzativo della istruzione pubblica, fu definito: “Centro di istruzione e di educazione pubblica”; dunque rappresentò il motore della ricerca scientifica in ambito locale e della trasmissione e organizzazione territoriale del sapere.

Lo Instituto avvisò di provvedere alla pubblica instruzione in maniera efficace quando con metodo semplice ed elementare fossero fatti conoscer Al popolo i diritti e i doveri del cittadino, le origini e la formazione della società, i principii generali che devono informare le leggi e i sistemi diversi di governo, e quindi si venisse a spiegare la costituzione vigente, la divisione de’ poteri, il modo di loro esercizio e i limiti entro i quali debbono contenersi8

Il manifesto pubblicato nel giorno dell’inaugurazione dell’Istituto, il 4 ottobre 1798, invitava i cittadini a prestare ogni sforzo per il rinnovamento della cultura:

Venite a cooperare alla pubblica felicità. Sono miei i vostri lumi: per me soltanto vi dotò di talento la natura: l’Istituto è il centro in cui dovete unirvi a fine di formare una massa di luce generale, che diffusa sopratutta la nazione, perfezioni i costumi., prepari le sagge leggi e distrugga i pregiudizi che annientano la ragione…9

Talora detto anche Instituto, con chiara assonanza francese, il sodalizio, che si definì nazionale – cioè espressione della nazione ligure –, venne fondato per iniziativa del governo dell’epoca e nacque nel clima culturale illuministico-giacobino, differenziandosi dalle antiche accademie settecentesche sorte per impulso di singoli studiosi particolarmente benemeriti nella diffusione della cultura.

La cerimonia di insediamento si svolse sempre a Genova, con particolare solennità e con la partecipazione delle alte cariche della allora Repubblica ligure.

Già dagli esordi fu attribuita una particolare attenzione alle scienze applicate e sia negli anni della Repubblica Democratica che del dominio francese, notevole risultò la partecipazione civile (specialmente dei medici) al rinnovamento culturale della società.

Inizialmente le classi furono due: Prima classe delle Scienze matematiche e fisiche. Agricoltura, Commercio e Manifatture; Nautica, Matematica, Fisica e Storia Naturale; Chimica, Botanica, Notomia, Medicina e Chirurgia.

Seconda classe Filosofia, Letteratura e Belle Arti. Arte di ragionare e Analisi delle operazioni dell’intelletto, Grammatica; Eloquenza, Poesia; Arti del Disegno.

Questo fino al 15 febbraio 1800 quando le classi furono portate a tre, sempre divise in varie sezioni: Prima classe: Scienze matematiche e fisiche; Seconda classe: Scienze morali e politiche;Terza classe: Letteratura e Belle Arti10.

Le fonti

Di questo sodalizio possediamo i verbali a partire dalla prima seduta; si tratta di due diversi manoscritti complementari, conservati per una parte presso la biblioteca Berio e per l’altra nella biblioteca Universitaria di Genova; manoscritti che, dopo un accurato lavoro di collazione, furono pubblicati nel 2004 in edizione integrale, a cura di Anna Franca Bellezza e Silvana Medini Damonte11.

Nel 1805 si ebbe la prima delle trasformazioni che si verificarono nel corso di questi secoli: con editto napoleonico del 4 luglio l’Istituto Nazionale divenne Accademia imperiale delle Scienze e Belle Arti.

Di questo periodo risale la pubblicazione a stampa degli atti sociali (180612– 180913– 181414), ormai di rara reperibilità e che meriterebbero una completa (finora si è avuta solo per i primi due volumi) riedizione anastatica. Il tutto è auspicabile che possa avvenire con l’aggiunta di opportuni indici, poiché è curioso osservare che detti atti di memorie accademiche, in omaggio ai principi egualitari propri del tempo, non recano nell’indice generale i nomi degli autori, che possiamo leggere soltanto all’interno del volume, accanto al titolo dei singoli contributi.

La rinascita

Durante la Restaurazione la depressione economica e sociale della città e il sospetto politico dei governanti sabaudi furono elementi dannosi anche sul piano culturale, che colpirono non solo l’accademia e che ebbero la più evidente espressione nelle vicende relative all’Università genovese.

Soltanto a fine Ottocento – nel mutato clima politico ed economico, caratterizzato da una ripresa e poi da un imponente sviluppo del capoluogo ligure, sviluppo che fu anche culturale e nel contesto dominato dal positivismo – alcuni docenti della Facoltà di Scienze dell’Ateneo di Genova, dettero vita – nell’esplicito riferimento all’antico sodalizio del 1798 – alla Società ligustica di Scienze naturali e Geografiche.

Le riunioni preparatorie si svolsero nel 1889, mentre la seduta istitutiva si tenne il 14 gennaio 1890.

Questa ripresa effettiva, sebbene limitata alla sola classe di scienze, è da ascriversi all’opera dell’illustre geologo Arturo Issel, il quale per oltre mezzo secolo ricoprì la cattedra nell’Università di Genova e che fu il primo presidente della nuova società.

Pur richiamandosi all’antico Istituto Nazionale e poi all’Accademia Imperiale, il nuovo organismo sorse per iniziativa privata, dall’intento di alcuni studiosi di dedicarsi al confronto e alla ricerca scientifica liberi da condizionamenti di natura politica.

Infatti l’Istituto Nazionale, fondato per volontà della Repubblica Ligure e con accademici scelti dalle autorità, fu legato al governo e venne investito di poteri nel campo della cultura e dell’istruzione, al fine di preparare le riforme di modello francese.

Per arrivare alla completa ricomposizione delle classi (così come alle origini) si dovette attendere il 1921-22, mentre alcuni anni dopo, nel 1928, il sodalizio ottenne il riconoscimento quale ente morale e nel 1934 si diede un nuovo statuto, mutando ancora una volta il nome in Società di Scienze e Lettere di Genova.

Con questi nuovi ordinamenti l’Accademia – come sottolinea Bianca Montale – si pone, dagli anni Trenta del Novecento, accanto ai maggiori istituti culturali italiani15.

Purtroppo nel 1938 in nostro sodalizio non fu risparmiato dall’applicazione delle leggi razziali16

Il secondo Novecento

Nel 1941 incontriamo un altro cambio di denominazione, questo resosi necessario per aggiungere il riconoscimento di Reale Accademia Ligure di Scienze e Lettere.

Durante l’occupazione degli anni 1943-45 il sodalizio sparì dalla vita cittadina per non sottostare ad imposizioni, pur continuando una modesta attività scientifica. Dopo la Liberazione e fino al 31 dicembre 1947 fu affidato ad un commissario straordinario nella persona di Bruno Minoletti, socio dal 1935 al 1968, commissario straordinario nel 1946-47 e poi presidente dal 1948.

Compito del suo mandato furono “epurazione e ricostruzione della compagine dei soci; ripresa della pubblicazione degli atti dell’accademia, risanamento finanziario; restaurazione della biblioteca; procacciamento di una sede propria dall’istituto”17.

In quei difficili frangenti il Minoletti seppe pilotare il passaggio dal fascismo alla libertà, allontanando qualche figura compromessa e reintegrando quegli accademici, (come lo storico della matematica Gino Loria riammesso come socio benemerito) che la legislazione razziale aveva radiato.

Nel 1951, con decreto del presidente della Repubblica, venne approvato il nuovo statuto, che – oltre a confermare il riconoscimento giuridico dei titoli accademici – stabilì il numero massimo dei soci, fissato a 20 onorari, 30 effettivi per la classe di Scienze fisiche, naturali, matematiche e mediche, altrettanti per la classe di Lettere e Scienze morali e storiche e 50 corrispondenti per ciascuna delle due classi.

Un ulteriore traguardo si ebbe nel 1991, con l’adesione alla Unione Accademica Nazionale, con la quale si ufficializzava la posizione del sodalizio quale “Accademia Nazionale”.

Gli sviluppi nel solco della tradizione

Chi non conosce l’istituzione di cui stiamo trattando o ne ha soltanto sentito parlare non deve pensare che si tratti di una associazione di cultori dei fasti del passato; al contrario essa è aperta al nuovo, incanalandolo nel contempo nel solido filone della tradizione.

Al suo interno unisce persone di alta cultura ma con specializzazioni diverse tra loro, nell’intento di assicurare il progresso scientifico e di consentire un contatto e uno scambio tra studiosi di scienze esatte e di scienze umane.

Retaggio del passato è l’articolazione in classi di soci a numero chiuso, classi a cui si accede per elezione dell’intero corpo accademico degli effettivi a maggioranza qualificata.

Certamente il numero degli accademici rimasto quasi fermo nel tempo, il particolare sistema di cooptazione e il fatto che lo status di accademico si conserva a vita non è privo di inconvenienti, soprattutto per la difficoltà che hanno alcuni membri di partecipare, così come è doveroso, alle tornate accademiche. Tuttavia questo sistema rappresenta uno strumento di garanzia nei confronti di possibili condizionamenti esterni.

Come si può capire il patrimonio di questa accademia è di ordine morale ed è principalmente costituito dagli accademici di oggi e da quelli del passato, vivi nel ricordo per quanto ci hanno dato e per quella eredità morale da cui possiamo partire per continuare nel cammino del progresso scientifico.

Impossibile dare conto dei loro nomi, anche a volersi soffermare soltanto a quelli dei premi Nobel come Emilio Segrè, Eugenio Montale e Rita Levi Montalcini. Sfogliando gli atti troviamo poi Vito Volterra, uno fra i più grandi matematici di tutti i tempi, Antonio Agostino Capocaccia, scienziato e artista, i medici Giacomo Mazzini, Onofrio Emilio Scassi, Edoardo Maragliano, Aldo Franchini, Amedeo Dalla Volta e il maestro di radiologia Alessandro Vallebona e lo zoologo Giuseppe Scortecci.

Ci sono poi letterati come Giacomo Devoto e Riccardo Bacchelli, i latinisti Francesco della Corte e Luca de Regibus, i filosofi Giuseppe Rensi, Alfredo Poggi e Michele Federico Sciacca, gli archeologi Nino Lamboglia e Sabatino Moscati e gli storici Vito Vitale, Ubaldo Formentini, Teofilo Ossian De Negri, Giorgio Falco e Fernand Braudel. E ancora abbiamo il fondatore del civico museo di storia naturale di Genova Giacomo Doria, il geografo Paolo Revelli Beaumont, gli economisti Luigi Einaudi e Costantino Bresciani Turoni, i giuristi Luigi Emanuele Corvetto, Francesco Berlingeri, Enrico e Paolo Emilio Bensa, Carlo Cerreti, Giovanni Tarello, Giuliano Vassalli, l’architetto Mario Labò.

Ricordo infine – con un mesto sentimento di amicizia – i presidenti con cui ebbi il privilegio di collaborare e che ora non sono più tra noi: Luigi Brian, Ugo Dachà, Geo Pistarino, Edoardo Benvenuto, Emanuele Salvidio e i segretari generali Pietro Scotti e Giovanni Paolo Peloso.

Un difficile presente

Osservando il presente la composizione dell’Accademia, nonostante alcuni recenti interventi correttivi di apertura nei confronti del locale mondo culturale, risulta ancora legata all’Università piuttosto che luogo di incontro di altri protagonisti della vita culturale della città e nel contempo troviamo tra gli accademici parecchi docenti non genovesi; ciò sta a significare una decisa sprovincializzazione sia dell’Accademia come della stessa Università.

Oltre al prestigio derivato dai propri membri, l’Accademia Ligure di Scienze e Lettere può vantare anche un patrimonio librario, conservato in una biblioteca ricca prevalentemente di collezioni di pubblicazioni italiane e straniere, patrimonio che si alimenta con le donazioni dei soci e di benemeriti e attraverso i cambi che assicurano la continuità nelle annate delle riviste.

Da questo punto di vista il 1890 diventa una data doppiamente significativa perché, oltre a segnare la ripresa della attività accademica, vede anche la ripresa della pubblicazione degli atti, con una continuità non più interrotta e che si spera di non dover elidere di fronte alle crescenti ristrettezze finanziarie.

Abbiamo quindi una serie di volumi che raccolgono scritti di pregio sia degli accademici sia memorie presentate da studiosi esterni. Si tratta di ben oltre un secolo di produzione scientifica i cui indici, limitati al 1990, sono stati raccolti nel volume edito nel 1992 e già ricordato, che vuole celebrare la rinascita del sodalizio e dar conto del nome di tutti coloro che ne fecero parte.

Una ulteriore occasione per fare il punto del progresso scientifico è costituita dalle prolusioni alle sedute inaugurali che dal 1931, vengono svolte alternativamente da accademici appartenenti alla classe di scienze o a quella di lettere.

Come è facile intuire tanto nel passato come nel presente non mancarono le difficoltà; per fermarci agli anni a noi più vicini pensiamo all’ultima guerra, alla ricerca di una sede idonea, fino alla acquisizione della odierna sistemazione che consente una agevole consultazione di tutti i volumi.

Oggi l’Accademia, come tante istituzioni simili, deve affrontare ristrettezze economiche che condizionano non poco lo svolgimento delle attività. Dopo la riduzione e poi la scomparsa del finanziamento ministeriale essa può contare soltanto sul contributo annuale dei soci e sull’ospitalità del Comune di Genova nella sede di Palazzo Ducale.

Quella presente è una situazione che limita le possibilità di ricerca scientifica, anche perché i finanziamenti pubblici, anziché giungere nelle diverse Regioni italiane, trovano facilmente la strada di istituzioni di matrice più politica che culturale con sede a Roma.

D’altra parte la discrezione forse eccessiva con la quale lo spirito ligure è solito affrontare le problematiche più importanti della sua storia e quelle destinate a durare nel tempo, può talvolta rivelarsi dannosa.

Vogliamo invece sperare, anche attraverso la cultura (oltre che con collegamenti ferroviari e stradali), che Genova torni ad aprirsi al mondo come nel suo migliore passato.

A tale appuntamento l’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, con la sua operosità nascosta ai più ma non per questo avulsa dalla realtà, intende presentarsi come un ponte ideale che congiunge passato e presente ma destinato a proiettarsi nel futuro e con la volontà di indicare delle risposte alla dominate povertà di contenuti culturali e all’effimero che con prepotenza si impone come modello.

Ritornando alle lontane origini, occorre riflettere su quelli che sono stati posti come fini primari all’atto della fondazione dell’Istituto Nazionale; non solo l’incontro e il dialogo costruttivo di un’élite che rappresenta, oggi come allora, “il termometro del ligure sapere”; ma anche quella “diffusione dei lumi” – il linguaggio è profondamente mutata, ma non nella sostanza – che deve essere alla base della società, non per orientale politicamente o indottrinare in sostegno al potere, ma per allargare il livello di conoscenza generale, che è presupposto per un autentico progresso18.

In quanto a noi – sebbene ad impossibilia nemo tenetur – continuiamo ad operare in questi tempi in cui ogni giorno è più difficile del precedente e – sebbene possa sembrare ardito – noi ripetiamo: post tenebras spero lucem.

In tutto questo cercando di restare fedeli al difficile motto della nostra Accademia: nihil volentibus arduum.

 


Dall’antica origine alla rinnovata attualità dell’Accademia Ligure di scienze e lettere (Giorgio L. Olcese)

L’intervento del Professor Giovanni Battista Varnier, che abbiamo ascoltato in apertura di questo Convegno, ha delineato l’origine e lo sviluppo temporale della nostra istituzione accademica in modo non solo preciso ed elegante, ma anche appassionato, poiché ha voluto ricordare il passato per rendere omaggio a chi ci ha preceduto ed anche per riflettere criticamente sul nostro presente e sulle prospettive future.

A quest’ultimo aspetto voglio riferirmi, aggiungendo qualche riflessione suggeritami dal tentativo di rispondere ad una domanda subdola che si annida certamente nella mente di molti di noi : che ruolo ha oggi l’antica Accademia Ligure di Scienze e Lettere e quali sono le sue prospettive?

Come abbiamo ascoltato, il suo atto costitutivo ebbe origine in un ambiente culturale permeato dall’entusiasmo e dall’impegno derivanti dagli ideali illuministici. Così, in uno dei primi documenti, si legge fra l’altro:La Liguria, sorta a nuova vita politica, proclamò dei principi, da’ quali non poteasi sperare alcun bene durevole, se il pubblico insegnamento non veniva promosso, dilatato, diretto nella maniera più utile e convenevole. (…) Era quindi necessario un Corpo, che fosse il centro della pubblica istruzione e dal quale si diffondessero per tutta la Nazione i lumi e le scoperte.

Lo scopo iniziale sembra, dunque, quasi confondersi con i fini propri della Scuola Universitaria genovese, la quale, pur avendo un’ origine più lontana, proprio in quegli stessi anni di fine settecento andava espandendo la sua struttura, anche a seguito del consolidarsi in ambito internazionale di nuove discipline scientifiche.

L’ideale illuministico tendeva alla promozione d’ una cultura libera ed aperta, nella quale i vari rami del sapere scientifico ed umanistico potessero compenetrarsi ed integrarsi vicendevolmente, concorrendo alla formazione d’una struttura enciclopedica.

Tuttavia fu proprio lo sviluppo tumultuoso, realizzatosi nelle Scienze della Natura a partire dal diciannovesimo secolo, a rendere illusoria tale nobile aspirazione. Infatti, il rapido progredire della Fisica, della Chimica, delle Scienze Matematiche e delle Discipline Biologiche e Geologiche comportò necessariamente il formarsi di altrettanti linguaggi sempre più specialistici e, quindi, non facilmente trasferibili oltre gli ambiti dei cultori dei singoli rami.

Ma, ancor più importante fu il fatto che, fino alle soglie del novecento, la grande accelerazione del progresso scientifico e delle conseguenti applicazioni tecniche sembrò consolidare sempre più una visione positivistica del sapere, la quale generò atteggiamenti radicalmente antifilosofici e antimetafisici. Cito emblematicamente l’affermazione di Henri Poincaré, contenuta nel suo trattato “La science e l’hypothèse” (1906),il linguaggio della Scienza deve essere completamente libero da concetti filosofici e teologici”.

La conseguente radicalizzazione nella separazione fra il sapere scientifico e le ricerche umanistiche portò al formarsi di due culture non solo indipendenti, ma perfino contrapposte.

Tuttavia, nei primi decenni del novecento, uno spettacolare succedersi di nuovi esperimenti e di teorie fisiche innovative, rese da questi necessarie, indicò agli epistemologi il subentrare d’una sorprendente rivoluzione concettuale: gli atteggiamenti tradizionali positivistici e deterministici apparvero inefficaci. Proprio rievocando quel tempo,Werner Heisenberg ebbe a dichiarare lo stesso concetto di effettivamente vero è stato discreditato dalla Fisica moderna e già da qui deve essere modificato il punto di partenza della Filosofia materialistica” (Rencontres Internationales de Genève, 1958).

Tuttavia, dopo il 1930, proprio nel momento in cui sembrava che lo sviluppo scientifico potesse diventare anche un fertile laboratorio di ricerca per i filosofi, con la felice prospettiva d’un ravvicinamento fra le “due culture”, l’Europa fu sconvolta da quei tragici eventi politici che generarono la seconda guerra mondiale, nella quale alcune fra le più brillanti scoperte scientifiche furono utilizzate per ottenere terribili strumenti di distruzione e di morte.

Tale fatto portò al rapido crescere d’un atteggiamento di diffidenza verso la Scienza, da parte dell’opinione pubblica e di molti intellettuali.

Così, per esempio,nel 1952, Pierre Auger, un eminente fisico francese che aveva collaborato alla messa a punto della prima bomba atomica americana, dichiarava con evidente sconforto: La Scienza è dell’uomo, nessuno lo nega. E, tuttavia, ecco che l’uomo si sente bruscamente estraneo alla propria scienza. Egli non riconosce più la sua creatura diventata troppo grande, troppo potente per lui” (Rencontres Int. de Genève, 1952).

Pochi anni dopo Heisemberg (opera già citata) affermava: non si può più dire: qui è l’uomo di Scienza che è competente; là è il filosofo. Credo, al contrario, che sia utile lasciare che l’uomo di Scienza parli di Filosofia e che il filosofo parli di Scienza, anche a rischio di creare nuovi malintesi. Il risultato può essere tanto utile che vale la pena di correre questo rischio”.

Se veniamo, poi, ai giorni nostri e consideriamo i risultati del grande sviluppo della Biologia Molecolare, della Genetica e delle Scienze Ambientali, ci appare chiaro che, mentre dobbiamo assicurare a ogni disciplina la massima libertà e indipendenza di sviluppo, dobbiamo altresì sorvegliare affinchè le relative applicazioni vengano attuate nell’ambito di norme etiche generali, che impediscano all’Umanità di cadere in una nuova barbarie.

Bastano queste poche considerazioni su un itinerario storico che ci coinvolge profondamente, per darci la coscienza d’un nuovo essenziale ruolo che può assumere la nostra Accademia: non più, come in origine, luogo di progresso delle varie discipline e di “diffusione dei lumi e delle scoperte” (per questo esistono altre Istituzioni ed altri strumenti), bensì occasione feconda d’incontro fra autorevoli esponenti delle “due culture”.

E’ l’Accademia che, in modo libero, indipendente, laico ed avanzato, può creare le condizioni necessarie ad una vera discussione interdisciplinare, per cercare di contribuire alla formazione d’una visione comune più vasta, d’ un nuovo Umanesimo integrale, nel quale si confrontino e si armonizzino la forza che ci viene dalle conoscenze sulla Natura, l’illuminazione prodotta dalle ricerche filosofiche e il potere della bellezza comunicatoci dall’arte.

Questo è il fine nuovo che deve rivitalizzare l’antica Accademia, promuovendo l’affermarsi d’una maggiore responsabilità civile in un più forte impegno culturale, di cui sentiamo oggi l’urgenza e per cui vogliamo lavorare al servizio delle generazioni future.


Storia ed Evoluzione dell’Accademia dalla fondazione ai giorni nostri

1798 (04 nov.): Istituto Nazionale (Ligure), attivo fino al 1805

1800 (15 feb.): suddivisione dell’Istituto in tre Classi

1805 (04 lug.): Accademia Imperiale delle Scienze e Belle Arti, sorta per editto napoleonico, attiva fino al 1814 (notevoli tre volumi di Atti: 1806, 1809, 1814)

1814Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti di Genova (pubblicazione di una nuova Serie degli Atti)

1889 (15 dic.): Riunione preparatoria della seduta istitutiva

1890 (24 gen.): Società Ligustica di Scienze Naturali e Geografiche, attiva fino al 1921; nuova Serie degli Atti, dal 1890 al 1921, in 32 volumi

1922: Società Ligustica di Scienze e Lettere, attiva fino al 1935. Statuto e Re­golamento approvati dal Consiglio di Amministrazione e dall’Assem­blea dei soci (pubblicazione di una Serie degli Atti, dal 1922 al 1935, in 14 volumi)

1928 (31 mag.): Regio decreto con cui la Società risulta eretta in Ente Morale

1934 (16 ott.): Società di Scienze e Lettere di Genova, attiva fino al 1940. Nuova Serie degli Atti, dal 1936 al 1940, in 5 volumi

1936: Statuto e Regolamento della Società (Tip. Successori Fusi, Pavia)

1941 (28 maggio): Reale Accademia Ligure di Scienze e Lettere, ufficialmente attiva fino al 1943 (ancora una nuova Serie degli Atti, dal 1941 al 1946, in 3 volumi)

1942 (28 mag.): Statuto approvato con Regio Decreto n. 737

1946 e 1947: Gestione di Commissario straordinario

1946: Accademia Ligure di Scienze e Lettere, con la stessa denominazione fi­no ad oggi (segue la precedente Serie degli Atti, dal 1947, voI. IV al 1991, vol. XLVIII)

1948 (dicembre): Insediamento nei locali del Palazzo ex Reale in via Balbi

1951 (07 dic.): (nuovo) Statuto approvato con D.P.R., n. 1790, G.U. n. 85, 09.04.1952)

1991 (22 apr.): Ufficializzata la posizione del Sodalizio quale «Accademia Nazionale consociata nella Unione Accademica Nazionale»

1993: Trasferimento nella nuova sede, in locali di Palazzo Ducale, Piazza G. Matteotti

1998: Nuova Serie degli Atti, la VI

2004 (15 ott.): Approvazione di una serie di modifiche allo Statuto del 1952


Riferimenti e Note

  1. Cfr., G. LORIA, La Società Ligustica di Scienze e Lettere nel periodo 1922-1935, in “Atti della società di Scienze e lettere di Genova”, vol. I, Pavia, Fratelli Fusi, 1936, pp.6-17
  2. Cfr., P. SCOTTI, L’Istituto Nazionale (Genova 1798-1806), in “Atti dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere”, vol. XXXV (1978), p.330 e sgg
  3. Cfr., G. PISTARINO, La Biblioteca dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, in “Atti dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, vol. XXXII (1976), pp. 26-34
  4. Cfr. A. F. BELLEZZA, Figure illustri della Classe di Lettere nell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere. Scienze dell’Antichità, in “Atti dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, vol. I (1998), serie VI, pp.201-229
  5. Cfr., B. MONTALE, Duecento anni di vita dell’Accademia nella storia della città in coll. ult. cit., pp. 22-40
  6. Cfr., Accademia Ligure di Scienze e Lettere. Centenario degli Atti Accademici (1890-1990),Genova, Erredi, 1992
  7. Catalogo delle memorie edite negli “Atti” sociali dal 1890 al 1939. Nel Cinquantesimo della fondazione della Società, Pavia, Fratelli Fusi, 1939: si vedano per la storia ed attività della Società specialmente le pp.107-108
  8. L. ISNARDI-E.CELESIA, Storia della Università di Genova, parte II, Genova, tip. Sordo-Muti, 1867, p.130
  9. P. SCOTTI, L’Istituto Nazionale (Genova 1798-1806), in coll. cit., p. 331
  10. Cfr. id., pp.331-332
  11. Cfr., Processi verbali dell’Instituto Nazionale 1798-1806.Edizione collazionata sui due manoscritti complementari della biblioteca Universitaria di Genova (F. V. 21) e della Civica Berio (m.r. IV 4.43), a cura di A.F. BELLEZZA – S. MEDINI DAMONTE, Genova, Biblioteca Universitaria, 2004
  12. Cfr., Memorie dell’Instituto Ligure, Genova, 1806 (ristampa anastatica a cura dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, 2001)
  13. Cfr., Memorie dell’Accademia Imperiale delle Scienze e Belle Arti di Genova, vol.II, Genova, 1809 (ristampa anastatica a cura dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, 2002)
  14. Cfr., Memorie dell’Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti di Genova, vol.III, Genova, 1814
  15. Cfr., B. MONTALE, Duecento anni di vita dell’Accademia nella storia della città, in coll. cit., p.34
  16. Cfr. G.B. VARNIER, L’Accademia Ligure di Scienze e Lettere e le “leggi razziali” tra silenziose espulsioni e tarde reintegrazioni, in “Atti della Società Ligure di Storia Patria”, 2002, II, pp. 495-510
  17. B. MINOLETTI, Comunicazione ai Soci, in, “Atti dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, vol. IV (1947), p. 3
  18. B. MONTALE, Duecento anni di vita dell’Accademia nella storia della città, in coll. cit., p.40